La bolla doro

La bolla doro

27.11.2020

 

Il sigillo d'oro (bolla) era un sigillo a due facce, con il quale i re dell'Europa occidentale e di Bisanzio sigillavano i loro documenti legali più importanti durante il Medioevo. Il documento stesso veniva chiamato anche bolla d'oro.

Era originariamente utilizzato dagli imperatori bizantini. Nel documento, preparato in anticipo dagli scribi reali, il re stesso aggiungeva alcune righe finali in inchiostro rosso. Poi firmava il rapporto apponendovi un timbro speciale.

Esaminiamo i documenti legali più noti che sono stati sigillati con sigilli d'oro.

 

La Bolla d'Oro di Sicilia

Nel 1212, il Sacro Romano Imperatore emanò tre decreti sigillati in oro che confermarono il titolo reale ereditario del re di Boemia. All'epoca, l'imperatore Federico II non aveva un proprio sigillo e utilizzò il sigillo del monarca di Sicilia, essendo quest'ultimo uno dei suoi titoli. Su di essa era raffigurato un toro (in latino: bula).

I documenti servivano come permesso per trasferire la corona ceca per eredità e legalizzare i confini dello stato ceco (Boemia). Ottone I di Boemia ottenne il titolo reale per aver sostenuto Federico II nella sua lotta per il potere per usurpare il trono.

Nella foto: la bolla d'oro siciliana conferma l'indipendenza del Regno di Boemia.

 

La Bolla d'Oro del 1222

Fu uno dei primi documenti di questo tipo, limitando finalmente il potere del monarca sul piano costituzionale. Nel 1222, fu emesso e firmato dal re Andrea II d'Ungheria, dopo che i vassalli Avevano quasi iniziato una rivolta a causa della continua oppressione e del rancore. La bolla d'oro liberò il cavalierato da tutte le tasse, e i cavalieri non furono più costretti ad andare in guerra al di fuori dell'Ungheria e avevano il diritto di ribellarsi se il sovrano violava i suoi obblighi.

Nella foto: la bolla ungherese liberò i signori feudali dal finanziamento obbligatorio delle crociate.

 

La Bolla d'Oro di Rimini

Nel 1226, l'imperatore Federico II permise ai Cavalieri Teutonici di condurre azioni militari e missionarie in Prussia, diffondendo il cristianesimo e rivendicando la proprietà delle terre dei duchi. La lettera fu firmata il 26 marzo a Rimini, in Italia. La sua autenticità fu confermata dal sigillo d'oro.

 

La Bolla d'Oro di Carlo IV (1356)

Il documento più famoso nella storia del regno dell'imperatore Carlo IV. La versione latina fu pubblicata nel 1356 dal concilio del Sacro Romano Impero e approvata dalla Dieta Imperiale entro lo stesso anno. La bolla regolava i rapporti interstatali dei signori feudali.

Nella foto: il sigillo imperiale in oro del famoso trattato.

 

Il decreto riconosceva la completa indipendenza dei duchi, consentiva le guerre tra i feudatari, aboliva i trattati alleati. Il dovere di eleggere un nuovo imperatore fu ora assegnato ai principi elettori dell'Impero, ai quali era anche permesso di coniare le proprie monete d'oro.

 

La Bolla Papale

Anche il Vescovo di Roma sigillava i suoi decreti con simili bolle bifronte, ma non d'oro. Le carte papali erano sigillate con timbri di piombo e nastri di diversi colori. I nastri di seta gialli o rossi pinzavano i decreti dando la benedizione ufficiale del Papa, ma il nastro grigio non era un buon segno, poiché di solito non era di buon auspicio per il destinatario.

 

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